Reverse coaching: dallo sport alle aziende

  • 09/03/2018

La figura dell’allenatore sportivo è assimilabile a quella del manager in azienda, entrambi svolgono una funzione di leader all’interno di un gruppo, dettano le linee d’azione e i comportamenti che il proprio team deve seguire. Il coach guida la squadra sportiva dall’alto del suo ruolo, delle sue competenze ed esperienze acquisite. Tuttavia spesso nasce l’esigenza che anche i membri del team esprimano la loro opinione e che condividano le proprie idee sostituendosi all’allenatore.

Un caso recente è stata la partita di NBA tra i Phoenix Suns e i Golden State Warriors: Steve Kerr, il coach di questi ultimi, ha lasciato che tre giocatori a turno si sostituissero a lui, permettendo loro di chiamare gli schemi e le strategie di gioco durante gli intervalli. Tale decisione, a detta di Kerr, è nata dal fatto che ultimamente non riusciva a “raggiungere” i propri giocatori: assistere alle idee di gioco degli atleti gli avrebbe dato stimoli per le sessioni di allenamento successive e gli avrebbe permesso di coinvolgerli maggiormente nel presente, migliorando il clima nel team. Il risultato finale di questa tattica è stata una vittoria di +46. Quindi un buon allenatore deve saper percepire i segnali che provengono dal suo team, questo può dare diversi segnali e il design organizzativo deve essere flessibile e di mentalità aperta, in modo tale da poter incrementare la prestazione complessiva.

Nella cultura aziendale la pratica del reverse-coaching si sta diffondendo nel campo del talent management. Nell’epoca digitale che viviamo oggi, tra le iniziative di formazione interna le risorse aziendali di diverse generazioni si scambiano reciprocamente conoscenze, come le digital skill appartenenti alle risorse junior, mentre le senior condividono insight sulle competenze soft e sui percorsi di carriera possibili in azienda.

Questa forma di reverse-mentoring si sta diffondendo sempre più, ad esempio Credit Suisse per accrescere la propria capacità innovativa, ha avviato il “Reverse Mentoring Program”, che permette di far incontrare i propri dipendenti appartenenti a generazioni opposte, condividendo sia le competenze soft, digitali e accademiche. Quindi nell’azienda come nello sport, il reverse-mentoring o il reverse-coaching sono buone pratiche che devono essere adottata sempre più per accrescere il clima, la cultura e la performance aziendale.