Dual Career: quando lo sport aiuta lo studio

  • 03/10/2018

Sempre più spesso oggi si sente parlare di Dual Career, ovvero far conciliare, in questo caso, la carriera sportiva e la carriera universitaria. Ci sono sempre più studi che stanno dimostrando come l’attività fisica possa aumentare le prestazioni cognitive, soprattutto per quanto riguarda la memoria e l’apprendimento. L’importanza dell’attività fisica nel mantenimento di corrette funzioni cerebrali era già nota al poeta romano Giovenale, che infatti scriveva “Mens sana in corpore sano”.
Negli Stati Uniti hanno condotto un test su 2000 ragazzi, ai quali è stato chiesto di correre per 1500 m e successivamente rispondere ad alcune domande. Indovinate un po’? I ragazzi che hanno realizzato i migliori tempi sui 1500 metri sono stati anche quelli che hanno ottenuto i migliori punteggi alle domande realizzate come test. Una delle spiegazioni più logiche è che l’aumentare della circolazione sanguigna si possa ripercuotere su attenzione e memoria. Infatti, aumentando l’apporto di ossigeno nel cervello, si produce la proteina BDNF (Brain-derived neurotrophic factor), la quale stimola la generazione e conservazione dei neuroni.
Sempre negli Stati Uniti è stato effettuato un altro studio: per 10 anni, ogni 2 anni, dei ragazzi tra i 4 ed i 21 anni sono stati sottoposti a delle risonanze magnetiche, per capire lo sviluppo dei neuroni. Questo studio ha dimostrato che l’attività fisica andava a migliorare una serie di processi all’interno del cervello, come ad esempio il nutrimento dei neuroni oppure le connessioni e le interazioni tra essi. Le interazioni neuronali, che sono poi responsabili di processi cognitivi come memoria e apprendimento, sono risultate essere migliori negli sportivi: si può quindi affermare che l’attività fisica stimoli l’intelligenza, grazie all’attivazione di nuovi circuiti neuronali. E non è finita qui: ogni sport va a sviluppare in maniera più marcata delle precise aree cerebrali. Il tennis, ad esempio, sviluppa maggiormente la coordinazione del movimento nello spazio, invece il karate migliora il contatto fisico e la percezione del pericolo.
L’Istituto Donders, in Olanda, ha stabilito che fare attività fisica dopo lo studio aiuta a migliorarne i risultati. Grazie ad un esperimento su 72 persone sono riusciti a dimostrare, ancora una volta, la connessione che c’è tra lo sport e l’apprendimento. Ai partecipanti della ricerca è stato chiesto di memorizzare 90 immagini in 40 minuti. Dopodiché i ricercatori hanno suddiviso i soggetti in 3 gruppi di pari numero: il primo gruppo è stato lasciato a riposo, il secondo è stato messo a fare attività motoria immediatamente dopo il test mnemonico, l’ultimo ha fatto la stessa attività del secondo ma posticipata di 4 ore. I risultati sono curiosi: le prestazioni migliori, misurate in base al numero di immagini che riuscivano a ricordare, sono state quelle delle persone che hanno fatto attività fisica dopo 4 ore (terzo gruppo). Non solo hanno riconosciuto più immagini, ma ricordavano anche più dettagli. La causa sembra trovare spiegazione nella produzione di alcuni neurotrasmettitori implicati nei processi cognitivi, come la dopamina e l’adrenalina,  che vengono messi in circolo quando si fa sport.
Fare sport quindi,  oltre a mantenere in salute il nostro corpo, aumenta la concentrazione, la memoria e l’apprendimento, e di conseguenza aiuta a studiare migliorando il proprio rendimento universitario.